La verità nascosta sul petto di pollo: anche le migliori marche non superano il nuovo test

Un nuovo test volto ad analizzare l’impatto dell’allevamento intensivo dei polli ha sottolineato come la carne sia cambiata nel tempo.

Il pollo è spesso associato alla categoria della carne magra; questo perché contiene pochi grassi e si presenta come più salubre rispetto alla carne rossa. I controlli sugli allevamenti in Italia sono molti, ma in pochi analizzano davvero una componente all’apparenza irrisoria, ma comunque importante per la nostra salute.

La verità nascosta sul petto di pollo
Petto di pollo: una verità nascosta – (gentechevainmontagna.it)

Da quanto emerso da un’analisi di 18 polli di marche note allevati e macellati in Italia, la composizione nutrizionale di questa carne sembra essere cambiata radicalmente negli ultimi anni. Questo, con un aumento significativo del contenuto di grassi. Il che sembrerebbe un problema puramente nutrizionale, ma gli esperti ci spiegano come questo cambiamento è dovuto dagli allevamenti intensivi a ‘crescita veloce’ dei polli. Un cambiamento degli ultimi anni che può impattare significativamente sul nostro organismo.

Petto di pollo da allevamento intensivo: i risultati del test sui grandi marchi

Il recente test condotto da Il Salvagente su 18 petti di pollo di marchi noti ha rivelato un aumento significativo del contenuto di grassi rispetto al passato. Questo cambiamento nella composizione nutrizionale della carne di pollo è stato osservato in diverse marche, con alcuni prodotti che superano addirittura di tre volte la soglia di grassi considerata normale dal Centro di ricerca alimentazione e nutrizione.

Petto di pollo da allevamento intensivo
Petto di pollo: gli allevamenti intensivi hanno cambiato la composizione della carne, rendendola meno salutare – (gentechevainmontagna.it)

Per legge, i produttori non sono obbligati ad inserire la lista con i livelli nutrizionali sui prodotti di carne sfusa. Ciò non toglie che devono comunque seguire uno standard specifico. Nonostante ciò, i risultati dell’analisi hanno mostrato che molti petti di pollo contengono quantità di grassi superiori alla media, con valori che variano da 2 a 2,5 grammi di grassi per 100 grammi di carne. Questo rappresenta un aumento significativo rispetto al valore di riferimento di 0,8 grammi di grassi per 100 grammi di petto di pollo crudo.

Ad essere stati analizzati sono stati i marchi: Aia, Amadori, Carrefour; Carrefour bio, Coop, coop viviverde, Conad, Conad verso natura, Elite, Esselunga, Esselunga smart, Euros, Fileni, In’s, Lidl e Md.

Mentre coloro che non hanno superato il test sono stati:

  • Aia sottilissime di pollo: 2,5 grammi di grassi per 100 g di carne;
  • filetto di pollo a fette di Esselunga: 2,5 grammi di grassi per 100 g di carne;
  • Conad petto di pollo a fette: 2,2 grammi di grassi per 100 g di carne;
  • Md Bontà di Italia petto di pollo a fette: 2,1 grammi di grassi per 100 g di carne.

Le cause di questo aumento del contenuto di grassi possono essere attribuite a diversi fattori, inclusi l’allevamento intensivo e l’uso di razze a rapida crescita negli ultimi 10/15 anni.

La limitata mobilità dei polli, insieme alla loro dieta e alle pratiche di allevamento, rappresenterebbero la vera causa. Una mancata presenza di spazio porterebbe dunque ad uno sviluppo asimetrico dei muscoli rispetto alle zampe e un petto più grasso rispetto al passato. Una carne, questa, squilibrata verso un eccesso di acidi grassi pro-infiammatori Omega-6.

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